La macchina Kodak del 1888

Kodak Camera 1888
Kodak Camera, 1888 (coll. privata)

La Kodak Camera del 1888 è una macchina fotografica rivoluzionaria, forse la più importante mai costruita: rappresenta una svolta radicale nella storia della fotografia, che diventa un fenomeno di massa ed assume nuove valenze mercantili e culturali. Con la Kodak Camera nasce la fotografia amatoriale e la tecnica fotografica “instantanea”.

Alle origini della macchina Kodak

Nel 1888, anno in cui la Kodak Camera appare sul mercato americano, la fotografia ha già percorso un lungo cammino: la data ufficiale della sua nascita risale al 9 gennaio 1839, giorno in cui Luis Daguerre presenta pubblicamente il suo lavoro presso l’Académie des sciences a Parigi. La prima fotografia conosciuta è ancora più antica: l’eliografia Point de vue du Gras, realizzata nel 1826 dal francese Nicéphore Niépce e impressa su un foglio di stagno cosparso di una miscela a base di bitume di Giudea.

L’eliografia Point de vue du Gras (“Vista dalla finestra a Les Gras”) di Nicéphore Niépce, 1826, primo esempio di immagine fotografica fissata in modo permanente. Il soggetto è il panorama visto da una finestra al primo piano della casa laboratorio di Niépce, chiamata Le Gras, a Saint Loup de Varennes.

Tecnicamente tutti i pionieri della fotografia sfruttano un fenomeno ottico conosciuto da tempo: la luce che passa attraverso una piccola fessura circolare posta sulla parete di una stanza buia o di una scatola sigillata proietta un’immagine capovolta sulla superficie opposta. Questo è il principio sfruttato dalla camera obscura: un dispositivo noto fin dall’antichità e ampiamente diffuso fra gli artisti già nel XVII secolo, come ausilio per la riproduzione dei paesaggi.

A quei tempi l’enigma da risolvere consisteva nel capire come catturare in modo permanente l’immagine generata all’interno della camera obscura.

Nel 1717 il chimico tedesco Johann Heinrich Schulze si accorge che il nitrato d’argento annerisce se esposteo alla luce. Da quel momento in poi molti studiosi si impegnano a risolvere l’enigma, fino agli studi di inizio ottocento del chimico inglese John Herschel. Le sue osservazioni sulla solubilità dei sali di argento nel tiosolfato di sodio, e quindi del suo potenziale utilizzo come “fissativo”, sono alla base del lavoro di Luis Daguerre: il fissaggio conclusivo dei dagherrotipi si ottiene proprio con il lavaggio in una soluzione di tiosolfato di sodio, che elimina i residui d’argento ancora sensibili alla luce.

George Eastman

Quando il giovane impiegato di banca George Eastman inizia a interessarsi di fotografia, in occasione di un viaggio d’affari nel 1877, questa arte è ancora un esercizio molto complesso che impone al fotografo una gamma articolata di competenze, relegando l’attività fotografica all’iniziativa dei professionisti o di pochi e facoltosi hobbisti. “La gente dava per scontato che chiunque possedesse una macchina fotografica ne facesse una professione, i dilettanti erano pressoché inesistenti: in tutta Rochester ce n’erano solo due”, ricorda Eastman1. Le fotografie trovano impiego soprattutto nella ritrattistica e nell’attività documentaria, come la riproduzione di opere d’arte o di immagini scientifiche.

Kodak Camera, 1888, vista posteriore; si nota il numero di serie (198) stampato sia sul corpo macchina che sullo sportellino (coll. privata);

All’epoca la tecnica fotografica più in voga è il collodio umido, un procedimento inventato dal fotografo inglese Frederick Scott Archer nel 1848. “Usavamo il procedimento al collodio – racconta Eastmansi puliva bene una lastra di vetro e si cospargeva con una soluzione di chiara d’uovo, che serviva per far aderire lo strato successivo. Poi si spalmava sulla lastra un’emulsione di fulmicotone, alcool e sali di bromuro. Mentre l’emulsione era ancora umida si immergeva la lastra in una soluzione di nitrati d’argento, che era l’agente sensibilizzante. Tutto doveva essere svolto al buio. La lastra, ancora umida e protetta dalla luce, veniva inserita nella macchina. A quel punto si poteva scattare una fotografia.

La successiva stampa del negativo avviene per contatto, ponendo la lastra su fogli di carta albuminata (una tecnica introdotta nel 1850 dall’inventore francese Louis Désiré Blanquart-Evrard): la chiara d’uovo era adoperata come legante, mischiata al cloruro di sodio e al nitrato d’argento .

Tecnica al collodio: stampa ottocentesca raffigurante un fotografo, l’assistente e la camera oscura attrezzata.

La tecnica al collodio umido comporta l’obbligo per il fotografo di portare sempre con sé un’intera camera oscura, un voluminoso equipaggiamento. Per documentare il viaggio Eastman compra una macchina fotografica a lastre da 5×8 pollici (circa 13x20cm) assieme al corredo necessario e anche alcune lezioni teoriche. Alla fine la spesa totale raggiunge i 94,58$: circa 2.500$ al valore attuale.

Il viaggio di Eastman alla fine non ha luogo, ma nel corso dei preparativi l’interesse per la fotografia si trasforma in un’intuizione imprenditoriale: “inizialmente volevo semplificare l’attività fotografica solo a mio vantaggio ma ben presto mi resi conto della possibilità di una produzione commerciale”. L’idea di Eastman è semplice: produrre una macchina fotografica “comoda come una matita”.

La Eastman Dry Plate Company

A partire dal 1870 molti studiosi si impegnano nel tentativo di migliorare la tecnica del collodio umido, eliminando l’esigenza di portare con sé la camera oscura al momento dello scatto. Nel 1871 il fisico inglese Richard Leach Maddox suggerisce di sospendere il bromuro d’argento in una emulsione di gelatina e acido tannico, che permette alla gelatina di seccare senza deteriorarsi. Nasce la tecnica del collodio secco (e con essa, per molti storici, nasce la fotografia moderna).

Kodak Camera 1888: il caricatore estraibile per la bobina di pellicola, di cui si nota l’ingranaggio metallico di sostegno (coll. privata).

Per tre anni George Eastman lavora in banca di giorno e conduce esperimenti nella cucina della madre di notte. Approfondisce la tecnica del collodio secco e costruisce una macchina per industrializzare la produzione delle lastre. Il 1 gennaio 1881 fonda a Rochester, nei pressi di New York, la Eastman Dry Plate Company.

L’American Film e il Roll Film Holder

Eastman comprende che deve sostituire la lastra di vetro con un supporto fotografico più semplice, se vuole affermarsi commercialmente.

L’uso della carta fotografica era stato sperimentato dall’inglese William Henry Fox Talbot, che nel 1841 brevetta il procedimento della calotipia. Sulla carta sensibilizzata resta impressa l’immagine negativa che è riproducibile per contatto. La qualità della stampa risulta però inferiore rispetto al dagherrotipo, specialmente nei dettagli. In più, la possibilità di replicare le immagini non rendeva il prodotto calotopico prezioso come l’opera unica del dagherrotipo.

Kodak American Film
L’unica confezione esistente di Kodak film (o American Film) da usare con la Kodak Camera del 1888 è custodito dal George Eastman Museum, Rochester.

Eastman recupera questa tecnica cercando di perfezionarla. Il 14 ottobre 1884 brevetta l’Eastman negative paper, la carta fotografica negativa che poi trasforma in una lunga striscia di carta flessibile, arrotolabile su una bobina e adatta a contenere più pose: il brevetto dell’American Film o Stripping film è datato 5 maggio 1895. Secondo il catalogo Kodak di quell’anno, L’American Film consiste in una pellicola di emulsione gelatinosa fotosensibile e insolubile, unita alla carta per mezzo di uno strato di pura gelatina solubile. La carta serve da supporto temporaneo durante le fasi di esposizione, sviluppo, fissaggio e lavaggio. Poi la pellicola viene stesa su una lastra di vetro predisposta, la carta è rimossa utilizzando acqua calda, che scioglie lo strato di gelatina solubile e lascia la pellicola sul vetro. La carta è sostituita da un velo di gelatina viscosa e di glicerina, e il tutto viene asciugato e rimosso dalla lastra, pronto per essere stampato2.

Roll Film Holder
Kodak Camera 1888: vista anteriore del caricatore estraibile (Roll Holder), la pellicola passa sotto la cornice con apertura circolare (coll. privata).

Il 5 maggio 1885, viene brevettato anche lo strumento per utilizzare le bobine di pellicola: il caricatore a rullo (Roll film Holder). Progettato con l’aiuto di William Hall Walker (ex produttore di fotocamere e socio di Eastman), il meccanismo è costruito con componenti intercambiabili e converte all’uso dei negative paper le macchine fotografiche già esistenti. Alla International Inventions Exhibition di Londra, il congegno viene premiato con la medaglia d’oro.

Eastman-Walker Roll film Holder, seconda versione, 1887

In virtù del nuovo prodotto, anche la ragione sociale dell’azienda viene modificata in Eastman Dry Plate & Film Company.

Kodak Camera 1888: il retro del Roll Holder con lo sportellino di chiusura del corpo macchina su cui è inciso il numero di serie e il riferimento al brevetto del 5 maggio 1885 (coll. privata).

La Kodak del 1888

Verso la fine dell’800 nel mercato delle macchine fotografiche portatili (hand held camera) godevano di una certa popolarità le box camera o fotocamere a cassetta, chiamate anche detective camera. Si trattava di piccole fotocamere a forma di scatola, maneggevoli e poco appariscenti3.

Kodak Camera 1888, in evidenza l’otturatore a cilindro rotante (coll. privata)

Eastman si ispira proprio alle detective camera e, dopo un primo tentativo4 insoddisfacente del 1886, nel novembre dell’anno seguente Eastman assembla i primi campioni della Kodak Camera, che integra in un unico apparecchio il Roll Film Holder e usa la pellicola American Film.

Il brevetto della macchina Kodak è datato 4 settembre 1888. Nella descrizione allegata Eastman dichiara: Questa invenzione si riferisce in particolare a miglioramenti nella classe di apparecchi fotografici chiamati “detective camera”. Tali miglioramenti si riferiscono a una nuova e perfezionata forma, costruzione e organizzazione delle parti che compongono la custodia o corpo, il sostegno della lente e l’otturatore, la bobina della pellicola oltre alle varie combinazioni di tali meccanismi (…)5.

Il brevetto della Kodak Camera, n. 388.850 del 4 settembre 1888

Una macchina che, sintetizza Eastman, può “esser messa nelle mani di una persona qualsiasi con risultati soddisfacenti”.

Il nome Kodak

Inizialmente Eastman si riferisce alla nuova macchina come Breast Camera (fotocamera da appoggiare al petto). Molte speculazioni sono state condotte in merito all’origine del nome Kodak, con il quale viene presentata al pubblico. Lo stesso Eastman spiega all’Ufficio Brevetti inglese: Non si tratta di un nome o di una parola straniera, ma è stato inventato da me per uno scopo preciso. Ha i seguenti meriti come marchio commerciale: primo, è corto; secondo, non si può sbagliare a pronunciarlo; terzo, non è associabile e non assomiglia a nient’altro nel campo fotografico.

In seguito, nel 1920, Eastman avrà modo di chiarire: Ho sempre amato la lettera K, che sembra una lettera dal suono forte, incisivo. Poi si è trattato di provare tutte le combinazioni di lettere che stessero bene in un nome che inizia e finisce con la K.

Va precisato che il nome originale della macchina è semplicemente Kodak, senza alcun riferimento numerico. La Kodak diventa No. 1 Kodak soltanto nell’ottobre del 1899, con l’introduzione un nuovo modello con cui ottenere negativi di maggiori dimensioni, chiamato No. 2 Kodak.

Caratteristiche tecniche

La Kodak Camera è un apparecchio a cassetta (box camera) con integrato un caricatore a rullo. E’ costituita da una scatola di legno dalle dimensioni pari a 63/4 x 33/4 x 33/4 pollici (circa 17 x 9,5 x 9,5cm), ricoperta con cuoio marocchino scuro, del peso di circa 980g (35 oz.). Ha solo tre comandi: una corda per innescare l’otturatore, il pulsante di scatto e una chiavetta per avvolgere la pellicola. Messa a fuoco, velocità di otturazione e apertura del diaframma sono fissi. La Kodak non prevede l’uso del treppiede ma dove essere tenuta saldamente appoggiata al petto. Il prezzo di vendita è di 25$.

La macchina utilizza un rullino di pellicola American Film da 100 pose, avvolta su un roll film holder integrato in un telaietto di legno. Quest’ultimo può essere estratto dal corpo macchina ed è tenuto insieme dalla chiavetta di avvolgimento della pellicola.

Una volta terminato il rullino occorre rispedire l’intera macchina alla fabbrica Kodak perché sviluppi la pellicola e la sostituisca con una nuova (al costo di 10$).

Kodak Smithsonian
Kodak Camera, numero di serie 540, conservata presso lo Smithsonian National Museum of American History, Washington

Ulteriori dettagli tecnici

L’otturatore a cilindro rotante (assemblato da Yawman&Erbe Manufacturing Co.) ha un design ingegnoso e complesso: le lenti sono inserite in un tubo cilindrico dotato di due fessure, quando si preme il pulsante di scatto il cilindro ruota, le due fessure si appaiano sul piano della lente permettendo alla luce di attraversarla e colpire la pellicola. In stato di riposo l’otturatore serve invece da copriobiettivo. La velocità dell’otturatore è di circa 1/25 di secondo6.

L’obiettivo è una semplice lente doublet a fuoco fisso costruita da Baush&Lomb, con un angolo visivo di circa 60° che genera una profondità di campo estesa da due metri circa all’infinito. L’apertura è fissa a f:9. I negativi sono rotondi con un diametro di 21/2 pollici (circa 6,4cm).

Bambini in spiaggia, circa 1890 (National Science and Media Museum, Bradford, UK)

La forma circolare serve a mascherare i difetti di aberrazione cromatica e distorsione sui bordi della lente.

Il valore storico

Eastman espone la macchina per la prima volta all’American Photographers Annual Convention di Minneapolis, nel luglio 1888, suscitando grande interesse e ottenendo un premio per l’invenzione fotografica dell’anno.

Nel panorama delle box camera, l’originalità della Kodak Camera consiste nell’esser parte di un sistema funzionale e integrato che, separando la fase di scatto da quella di sviluppo e stampa, permette di ottenere buone fotografie anche a una persona completamente inesperta. Il 1888 segna l’avvento di una nuova era: quella della fotografia amatoriale e della tecnica fotografica “instantanea” (la snapshot photography, come viene chiamata ancora oggi). 

La Kodak Camera è la prima macchina fotografica funzionante a pellicola, una innovazione che influenzerà la fotografia di tutto il XX secolo. Come ha scritto lo storico John Wade, è davvero la macchina che ha cambiato il volto della fotografia7

You press the button, We do the rest

Il mercato dei dilettanti, cui si rivolge Eastman, è immenso ma l’interesse di questa nuova categoria di fotografi deve essere risvegliato.

Immagine pubblicitaria della Kodak Camera

La commercializzazione della Kodak è sostenuta da una vigorosa strategia di comunicazione. Lo slogan “You press the button, We do the rest” (“Voi premete il bottone, Noi pensiamo al resto“), studiato dallo stesso Eastman, è famoso ancora oggi.

Il pubblico cui si rivolge è quello dei dilettanti, ignari di tutte le questioni tecniche, per i quali si immagina una nuova concezione della fotografia: possono produrre una sorta diario fotografico, di “memoriale della vita quotidiana: oggetti, luoghi e persone che suscitano il loro interesse”, nelle parole di Eastman.

Spiega lo stesso Eastman alla presentazione della Kodak: Chiunque sappia caricare un orologio può usare una fotocamera Kodak (…), un pittoresco diario del vostro viaggio in Europa, sulle montagne o al mare può essere ottenuto senza difficoltà con una Kodak. E questo varrà, negli anni a venire, 100 volte il suo prezzo8.

Le donne e la famiglia rappresentano il target principale dell’attività promozionale.

Ed Hickey, una conoscente di George Eastman che aveva ricevuto in dono una Kodak nel 1890, scrive nella sua lettera di ringraziamenti: “Guardo le fotografie dei miei bambini tutti i giorni  e capisco che queste immagini avranno sempre più valore per me man mano che i bambini crescono, perché potrò continuare a vederli così come sono da piccoli. Si immagina se potrei mai cederle a qualsiasi cifra?”

Eastman è anche un imprenditore fortunato: la sua azienda beneficia di un contesto politico-sociale favorevole. L’America di fine ‘800 offre efficienti infrastrutture di trasporto e distribuzione, disponibilità di energia elettrica (nel 1902 gli Stati Uniti contano già 2.250 centrali elettriche), un sistema postale affidabile e un settore giuridico evoluto che protegge marchi e brevetti. La pubblicazione di quotidiani e riviste in migliaia di copie contribuisce a indirizzare i gusti popolari, in un quadro sociale di benessere crescente (il primo numero di Harper’s Bazaar appare nel 1867, seguito da Century nel 1881, Life nel 1883, Vogue nel 1892 ecc).

“Kodak Girls at the world fairs”, stampa pubblicitaria, 1893 (www.kodakgirl.com)

In un articolo del 1891 il Chicago Tribune commenta la fortuna crescente dell’apparecchio Kodak: “questa mania si sta diffondendo paurosamente. Chicago ha visto passare tante mode dalla carriera brillante ma effimera, la fotografia amatoriale invece è arrivata per restare”.

Nel 1893 appare l’icona della Kodak Girl, la figura femminile dal carattere elegante, giovanile e indipendente che, fotocamera in mano, illustra le locandine Kodak.

In effetti, pur non avendo un prezzo propriamente popolare (25$ dell’epoca, pari a circa 600$ correnti) la Kodak Camera riscuote un ottimo successo commerciale: in un anno ne vengono vendute oltre 5200 e nel 1892 le pubblicità aziendali dichiarano che la Kodak è la macchina più popolare al mondo, con oltre 90.000 esemplari venduti9.

Kodak Park 1905
Kodak Park, Rochester, estate 1905 (da Kodak.com)

Al successo commerciale corrisponde l’espansione aziendale. Nel 1891 viene inaugurata a Rochester (nei pressi di New York) l’area industriale denominata Kodak Park, un’estensione di sei ettari che ospita gli impianti per la produzione di pellicole e i laboratori di ricerca. Contemporaneamente  nel sobborgo londinese di Harrow sorge la prima manifattura oltreoceano: la Kodak Ltd. UK.

La notorietà del marchio Kodak è tale che nel 1892 viene inglobato nella ragione sociale: nasce la Eastman Kodak Company. 

Sede centrale della filiale inglese della Eastman Kodak, a Clerkenwell Road, Londra,1902: sul tetto svetta lo slogan “You press the button, we do the rest

Limiti della Kodak Camera

Da un punto di vista pratico l’American Film è un buon sostituto delle lastre di vetro, tuttavia la qualità dei negativi non è eccelsa e non mancano le critiche. Nel 1885 la rivista americana Walzl’s Photographic Monthly giudica la pellicola “carente di lucentezza con stampe dall’aspetto grigiastro e malaticcio” e i professionisti continuano a preferire le lastre.

Quando  iniziammo con le pellicole fotografiche – racconta – ci aspettavamo che chiunque avrebbe sostituito le lastre di vetro con le pellicole. In realtà quelli che lo fecero furono relativamente pochi. Per espandere la nostra attività avevamo bisogno di un pubblico più vasto”.

La Kodak Camera non ha controlli e questo non aiuta a gestire i limiti dell’American Film, un prodotto innovativo ma ancora in una fase embrionale di sviluppo. La soluzione immediata è quella di mantenere il controllo delle fasi di sviluppo e stampa, facendo in modo che il cliente rispedisca la macchina in fabbrica. Questa soluzione permette anche di mitigare alcuni errori di scatto, come la sovra o sottoesposizione.

La Kodak Camera è dunque un prodotto concettualmente innovativo, ma ancora rudimentale dal punto di vista tecnico.

Il transparent film

Sin dall’agosto del 1886 Eastman si era rivolto al chimico Henry Reichenbach, ricercatore dell’Università di Rochester, perché guidasse il nuovo laboratorio di ricerca aziendale. Reichenbach è incaricato di trovare un sostituto della carta fotografica da usare come pellicola. Gli studi vengono concentrati sulla celluloide, un materiale a base di nitrato di cellulosa e canfora. Sintetizzato dal chimico inglese Alexander Parkes nel 1856 era stato brevettato da John W. Hyatt nel 1869, per la produzione di palle da biliardo.

Il  27 agosto 1889 l’azienda americana mette in vendita il Transparent Film, una pellicola negativa trasparente in celluloide che non necessita più di alcun supporto cartaceo. 

Sottile, leggera e flessibile, ha qualità fotografiche migliori dell’American Film, ma soprattutto ha un processo di sviluppo meno laborioso, che consente di delegare la gestione dei negativi alla rete commerciale di drugstore e rivenditori Kodak, oppure di insegnare ai clienti stessi come fare. “La nuova pellicola è il prodotto più sofisticato che abbiamo mai cercato di fare – scrive Eastman a William H. Walker, direttore della filiale di Londra – il suo sistema di fabbricazione elimina ogni difetto finora riscontrato nella produzione di pellicole. Il suo mercato è immenso… se riuscissimo a controllarlo appieno non lo cambierei con quello del telefono“.

La nuova pellicola sarà utilizzata durante tutto il XX secolo, tramite numerosi perfezionamenti (in particolare la sostituzione della celluloide, molto infiammabile, con l’acetato di cellulosa)10. Il Transparent film avrà anche un ruolo basilare nella nascita della cinematografia: Thomas Edison la utilizzerà nei suoi studi per il cinetoscopio, il precursore del moderno proiettore cinematografico.

Una confezione di Kodak Transparent film ca. 1890 (Getty images)

La Kodak Camera e la Kodak n.1.

Nel 1889 viene introdotto un nuovo modello di Kodak, la N.2 Kodak. La principale differenza è la maggiore dimensione dei negativi, che restano circolari ma con diametro di 31/2 pollici. Anche il corpo macchina ha dimensione maggiore (41/2x5x9 pollici) e incorpora un mirino e un nuovo otturatore tipo Sector con tre aperture di diaframma.

A partire dal 1889 l’otturatore tipo Sector viene sostituito anche sulla Kodak originale, ma con diaframma fisso. Da questo momento il modello si chiamerà N.1 Kodak.

Successivamente, nel 1890 arriveranno anche la N.3 Kodak e la N.4 con dimensione ancora superiore del negativo (ora di formato rettangolare). La N. 1 Kodak rimarrà in produzione fino al 1892.

Prende forma il modello imprenditoriale di Eastman: produrre macchine fotografiche a prezzo contenuto e di facile utilizzo che incentivino la vendita di pellicole, fonte primaria di profitto (nel 1898 il numero di rullini venduti dalla Eastman Kodak supera già il milione e mezzo).

Un primo risultato di questa consapevolezza commerciale è la Pocket Kodak del 1895. Poi, dal 1889, Eastman collabora con Frank Brownell al progetto di una nuova fotocamera, che sintetizzi al meglio gli obiettivi e le risorse tecniche aziendali. Il risultato sarà la Kodak Brownie.

La Kodak replica del centenario

Nel 1988 è stata prodotta una replica del modello originale, per celebrarne il centenario. L’edizione limitata di 2.464 esemplari è stata costruita dagli artigiani del Early Music Shop di Bradford, in Inghilterra, esperti nelle repliche di strumenti musicali medievali. Bradford è la sede anche del National Media Museum e del Museo Kodak, inaugurato lo stesso anno.

La Kodak replica è stata utilizzata per scopi promozionali e non è funzionante: è stato ricostruito solo il corpo macchina senza i meccanismi interni. E’ tuttora facilmente reperibile nel mercato collezionistico.


  1. Se non altrimenti indicato, le citazioni di George Eastman sono tratte da “George Eastman: A Biography” di Elizabeth Brayer, Rochester University Press, 2006
  2. CFR Illustrated Catalogue and Price List of The Eastman Dry Plate and Film Company, Rochester, NY, 1886
  3. Il primo brevetto della detective camera appartiene all’accademico inglese Thomas Bolas ed è datato 3 novembre 1881. Secondo una corrente di pensiero il nome detective camera deriva dalla possibilità di farne un uso dissimulato in luoghi pubblici; di avviso contrario John Wade in The camera that changed the face of photography, PCCGB, Photographica World n.144. La loro diffusionederiva dal passaggio alla tecnica del collodio secco: le lastre cosparse di gelatina secca sono più rapide rispetto a quelle al collodio umido, e, venendo meno la necessità del treppiede, è possibile costruire macchine portatili di ridotta dimensione e costo contenuto (Hand Held Camera).
  4. Nel 1886 Eastman deposita il brevetto congiunto con Franklin M. Cossitt per una box camera con dorso intercambiabile e un complesso otturatore metallico a prisma. Il risultato apparve poco soddisfacente e troppo costoso e Eastman decide di svendere il lotto di macchine costruite (circa una cinquantina) a un rivenditore di Philadelphia, W. H. Walmsey, per 50$. Solo un esemplare di questo modello si è conservato ed è custodito presso lo Smithsonian Institute di Washington.
  5. United States Patent Ofice, brevetto 388.950, 4 Settembre 1888
  6. Per i valori di otturazione e diaframma cfr. The Eastman Enigma, R.M. Callender in Photografica World 4/2012, PCCGB
  7. Cfr. The Camera that changed the face of photography, articolo in Photographica World n. 144, Edito da PCCGB.
  8. CFR. nota 6
  9. La prima importante evoluzione del Trasparent Film appare già nel 1891: il daylight film, la pellicola per luce diurna, avvolta per tutta la lunghezza da una banda di carta nera che la protegge dalla luce solare. Può essere caricata nella macchina fotografica senza ricorrere alla camera oscura e sulla parte visibile della striscia di carta sono stampati per la prima volta i numeri sequenziali dei fotogrammi.
  10. CFR. Nota 6

Bibliografia