Sophistication Simplification, Gueorgui Pinkhassov

Fotografia di Gueorgui Pinkhassov
Immagine dal libro: ‘Sophistication Simplification’. © Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos

In concomitanza con l’uscita del suo nuovo libro, il fotografo Magnum Gueorgui Pinkhassov riflette sulla sua attività professionale, sul ruolo dello smartphone e dei cambiamenti culturali indotti dalla rivoluzione digitale, sull’evoluzione dei mezzi di comunicazione e la nuova dimensione della fotografia stessa.

Ho avuto modo di conoscere Guergui Pinkhassov a Barcellona, l’anno scorso, partecipando al workshop fotografico sulla street photography da lui organizzato. In quell’occasione ho potuto sfogliare la bozza del suo nuovo libro, Sophistication Simplification, che raccoglie le immagini presentate su Instagram e scattate con l’Iphone. Il contenuto delle conversazioni intrattenute con Gueorgui e la sua curiosità per le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al di là di ogni pregiudizio, si rispecchiano nell’intervista recentemente diffusa dall’agenzia Magnum, in seguito alla presentazione del libro.

Di seguito propongo la traduzione dell’intervista, che può essere letta nell’articolo originale pubblicato sul sito internet della Magnum.

“La fotografia è indipendente dal linguaggio. Puoi essere compreso da persone che vivono lontanissime da te e frainteso da coloro che ti sono più vicini. Oggi le cose sono molto più semplici, nessuna tribolazione: si postano le immagini e si riceve una risposta immediata dalle zone più inattese del mondo. Che ci piaccia o meno, questa per me rappresenta un’enorme trasformazione della dimensione comunicativa, forse comparabile soltanto all’invenzione della stampa.

“L’Iphone è uno strumento magico. Una volta che impari ad usarlo diventa un prolungamento di te stesso, uno strumento di libertà e di integrazione con il mondo. Gli intermediari diventano sempre meno necessari e, grazie a questo, abbiamo un maggiore controllo del nostro spazio e del nostro tempo.

“Viviamo in questo tempo e in questo mondo e Instagram oggi è parte del nostro mondo. Io sono un fotografo professionista, ma tutto questo va oltre la professione, oltre il commercio: in questo contesto ho l’opportunità di essere un dilettante. E’ lo Zen.

Pinkhassov Image
Immagine dal libro: ‘Sophistication Simplification’.
© Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos

“La fotografia professionale è un’opzione differente, risponde a stimoli diversi. La differenza  potrebbe risiedere anche nel livello di responsabilità. Spesso io riesco a essere più produttivo quando non devo sottostare ad alcuna responsabilità.

“La cosa più importante e anche la più difficile è non cercare niente. Essere vuoti. Quando cerchi qualcosa, vai verso la ripetitività. Ogni desiderio equivale a un pregiudizio. E’ stupido aspettarsi qualcosa quando solo l’inatteso ha valore: devi saper reagire al momento giusto.

“Io non ci riesco sempre, ma so che non si dovrebbe cercare il successo all’interno del sistema di valori esistente, bisognerebbe invece crearne uno nuovo. Cosa che a sua volta si trasforma in un altro pregiudizio se ci soffermiamo troppo a lungo.

“Ci sono i collezionisti, c’è il mercato delle stampe d’autore. La gente prova il bisogno di possedere le stampe. Le fotografie come oggetto di mercato non mi interessano. Sono più attratto dal lato virtuale della fotografia piuttosto che da quello materiale, dal fissare la sua immagine visiva e dall’attesa per quella successiva, quella nuova, contemporanea. Il concetto di contemporaneo cambia ogni giorno, ponendo l’onere di preoccuparsene sulle spalle dei contemporanei.

“Mi sono avvicinato a Instagram con in mente le magiche polaroid di Tarkovsky. Nei primi scatti ho persino usato il filtro di luce Polaroid. Ricordo che Instagram è iniziato come un catalogo di filtri. C’erano molte applicazioni simili, ma la sua funzione accessoria di mezzo di comunicazione, che all’inizio non era quella principale, inaspettatamente ha oscurato tutto il resto.

“Instagram ha sconfitto tutti gli altri media e li ha attratti come un buco nero. I segni più e meno si sono invertiti ed ora non è più così evidente chi gestisce chi. Chiunque è diventato un medium e l’interesse per ogni persona dipende dalla sua capacità di attrarre. Potrei chiamarla gravitazione virtuale. Indubbiamente questa è una nuova dimensione e una nuova forma di organizzazione sociale.

Pinkhassov Sophistication Simplification
Immagine dal libro: ‘Sophistication Simplification’.
© Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos

“In seguito ho smesso di usare i filtri: tutti avevano iniziato a usare le mascherature ed era diventato possibile replicare ciò che prima era unico. Questa interminabile messinscena ha sottoposto tutto a rivalutazione, incluso il concetto di unicità. La Stampa si è impaurita ed è cambiato l’intero sistema di valori.

“Eppure la fotografia degli esordi aveva preso avvio come imitazione dell’arte. Photoshop ha svilito e volgarizzato questo sottile dialogo con la pittura. All’inizio quello che a me interessava al di là del contenuto era ciò che Cartier-Bresson chiamava geometria. La poesia si trova lì dove c’è una metafora. La pianificazione è impossibile, la poesia si forma lungo il cammino, catturando le rime nel contenuto, nei colori o nella forma.

“Per quanto astratte le mie fotografie possano essere, c’è sempre una traccia di realismo. Mi permetto di ritagliare le immagini, anche se lo faccio di rado, ma non ricorro a nessuna manipolazione con Photoshop.

“Per me oggi anche la fotografia in bianco e nero è una maschera, mentre un tempo è stata una filosofia. I cliché per la stampa tipografica sono forme plasmate su eventi reali. Un’intera epoca è racchiusa in quelle piccole particelle di argento. Oggi è un’opzione modaiola, un costume facile da indossare con il semplice tocco di un dito: ogni bambino può farlo. Credo che ci sia materiale a sufficienza nella realtà circostante per creare immagini poetiche senza dover ricorrere ai filtri.

“Mentre inizialmente la fotografia è nata come un interesse amatoriale che intratteneva un pubblico colto per le sue qualità pittoriche, l’evoluzione in ambito tecnologico ha comportato un cambio anche nella classe degli utenti, cioè i fotografi. E di conseguenza anche nella classe dei clienti: il pubblico. L’iphone si sta avvicinando alle macchine fotografiche professionali e i fotografi dilettanti ai professionisti.

Image From Sophistication Simplification
Immagine dal libro: ‘Sophistication Simplification’.
© Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos

“Non c’è niente di più sciocco che compiacere gli altri. Non c’è nessun merito nella popolarità. Il populismo è per la cultura di massa. Alla fine, un piccolo gruppo mi rimane vicino, interessato a quel che faccio. L’audience si crea per conto suo, io non la cerco, benché io trovi interessante il processo con cui si forma.

“Non c’è dubbio che la prima missione della fotografia è stata la testimonianza. La stampa giornalistica è un’esigenza sociale essenziale. Come prodotto da scaffale dalla breve durata, era distribuita secondo una certa impostazione commerciale. Le agenzie vendevano le informazioni ottenute dai fotografi come beni di largo consumo a diversi mass media. Questi poi le rivendevano ai consumatori al dettaglio. A quell’epoca le agenzie basavano la competizione sulla qualità dei prodotti e sulla velocità di consegna. Le agenzie telegrafiche erano le più rapide, mentre i prodotti di alta qualità forniti delle altre agenzie, come Sygma, Sipa e Gamma, arrivavano dopo, per via aerea o su ruote (tra parentesi: chi ricorda più quei nomi?). Le prime servivano i quotidiani mentre le seconde rifornivano i setimanali.

“La Magnum non aveva fretta e si concedeva il tempo di approfondire, di mostrare i fatti in modo più dettagliato. Le principali riviste aspettavano i suoi reportage. Quel genere era anche chiamato giornalismo lento, quando il reporter tornava più volte sul luogo dei fatti. Credo che la lentezza non stesse tanto nella velocità di consegna quanto nella rapidità di ricezione, poiché ti spingeva a ragionare.

“La maggioranza delle persone ricerca nei mass media solo ciò che è abituale e conosciuto, il pubblico si irrita se qualcosa non conferma i suoi pregiudizi. Ma la chiarezza e la semplicità non sono difetti. I concetti di oggettivo e soggettivo sono relativi. Per quanto mi riguarda, io ho scoperto un’interessante correlazione: più l’informazione è impersonale più è oggettiva. Questa polarità è insita nella stampa.

“Questo non significa che l’una sia meglio dell’altra, infatti possono coesistere. Ovviamente la fotografia è più oggettiva della pittura se non altro perché c’è un minore intervento umano. E’ connaturata alla macchina fotografica la possibilità di essere oggettiva e soggettiva, può rendere servizio sia alla scienza che all’arte. Ciò che è impersonale è imparziale: un freddo documento ispira più fiducia.

“In questo ambito la creatività può solo rallentare il flusso informativo. L’editore scarta tutto ciò che non è espresso in un linguaggio semplice, banale. In altre parole, semplifica. Solo il contenuto non è banale. L’evento stesso e la sua analisi possono essere polarizzati: l’evento è la fonte di energia e l’analisi sfrutta quell’energia. Tutto ciò si intreccia con lo schema più generale del dialogo tra virtuale e materiale.

Pinkhassov image from Instagram
Immagine dal libro: ‘Sophistication Simplification’.
© Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos

“Nei media contemporanei molte delle informazioni provengono dalle telecamere di sorveglianza, puntate su tutto e tutti, o da osservatori accidentali, non professionali. Questa è forse la ragione principale della scomparsa dell’esercito dei fotografi professionisti.

“La fotografia d’autore, creativa, è tutto un altro genere. La macchina fotografica può essere uno strumento importante ma è l’individuo che la maneggia a scegliere quale sarà il momento decisivo. E quel momento si è fermato un secondo prima…

“La storia dell’umanità è composta da quei momenti, eppure la gente scrive la storia cercando di definire quale momento sia quello decisivo per la storia. A cominciare dai graffiti nelle caverne preistoriche o le sculture dell’antichità, le decorazioni sui vasi e altri oggetti, noi possiamo vedere le scene e i momenti che i nostri antenati hanno scelto di osservare e preservare per la posterità. Nelle arti visive gli esempi sono numerosi, inclusi La Zattera della Medusa di Géricault e Gli Ultimi giorni di Pompei di Brjullov. Non è il caso di fare una lista completa poiché basta cercare in Internet.

“Come reporter, ho presenziato ad eventi storici e ho assistito al comportamento della folla e dei protagonisti. A me interessa di più l’istinto visivo: perché nel momento dell’azione un individuo non veda niente oltre ciò che sta accadendo. Più il momento è estremo più l’individuo è paralizzato (una grande occasione per i fotografi e per i borseggiatori).

“Credo che conoscere l’esperienza degli altri sia un fattore necessario per l’evoluzione umana. La natura utilizza qualsiasi esempio precedente per riscrivere e rinnovare i nostri algoritmi di comportamento. In altre parole, l’esperienza individuale si trasforma in esperienza pubblica, inviando informazioni nel futuro ai nostri discendenti. Di fatto, i nostri bisogni primari non sono soltanto aria pura e cibo ma anche nuove informazioni.

“Non mi stanco mai di guardare i provini del lavoro di Robert Capa negli archivi della Magnum. Ha dato linfa alla fotografia e ha creato la nostra agenzia. I fondatori della Magnum hanno stabilito i principi etici e hanno creato una nuova cultura visiva. Oggi disponiamo di un archivio antico di 70 anni, di inestimabile valore. Senza dubbio è importante conservarlo ma è altrettanto importante conservarne lo spirito. Questo sarà possibile fintantoché la passione per l’innovazione continuerà ad animare i suoi membri futuri.”

Articolo originale: Sophistication Simplification, © Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos, www.magnumphotos.com

Fotografie: © Gueorgui Pinkhassov | Magnum Photos

Simplification Sophistication, 2017, © Gueorgui Pinkhassov, ed. Print-Gallery, Saint Petersbourg, Russia. www.print-gallery.ru